Sono passati quasi settantacinque anni dalla scomparsa di Alberto Savinio, pseudonimo di Andrea Francesco Alberto de Chirico, nato ad Atene il 25 agosto 1891, come riporta Artdaily, ma la sua figura continua a sfuggire a ogni definizione semplice. Musicista, scrittore, drammaturgo, giornalista, saggista, scenografo e pittore, Savinio appartiene a quella ristretta categoria di artisti che non hanno mai accettato di essere contenuti dentro una sola disciplina. Fratello minore di Giorgio de Chirico, condivide con lui alcune delle premesse della pittura metafisica, ma sviluppa presto una ricerca autonoma, capace di mescolare linguaggi, riferimenti e immaginari apparentemente lontanissimi tra loro.
Per comprendere la complessità del suo lavoro sarà un'occasione importante la retrospettiva Alberto Savinio. Souvenir, in programma alla Pinacoteca Agnelli di Torino dal 30 ottobre 2026 al 4 aprile 2027. Curata da Sarah Cosulich e Pietro Rigolo con l'assistenza curatoriale di Raphaële Sevrain, la mostra riunisce oltre settanta opere provenienti da musei italiani, istituzioni parigine e viennesi e collezioni private.
Il titolo richiama una delle dimensioni centrali dell'opera di Savinio: la memoria, intesa non come nostalgia ma come archivio vivo di immagini, idee e suggestioni da cui attingere per creare accostamenti inattesi. È proprio questa capacità di trasformare il passato in una materia continuamente disponibile che rende la sua opera ancora profondamente contemporanea.
La formazione musicale di Savinio inizia al Conservatorio di Atene, dove si diploma nel 1903 all'età di appena dodici anni, per poi proseguire nel 1906 a Monaco di Baviera, come evidenziato da Artslife. Ma è la pittura, frequentata con crescente intensità dal secondo dopoguerra in poi, a rappresentare forse il terreno dove più chiaramente emergono alcuni dei temi che attraversano tutta la sua produzione: la mitologia, l'infanzia, il grottesco, la metamorfosi.
La mostra torinese non si limita a ricostruire il percorso di un artista del Novecento, ma prova a mettere in relazione il suo lavoro con alcune delle questioni più attuali del presente: il rapporto tra umano e non umano, la trasformazione delle immagini, il confine sempre più incerto tra realtà e immaginazione.
Nei dipinti di Savinio ritroviamo fotografie familiari, illustrazioni, atlanti geografici, riferimenti alla statuaria classica, tutti elementi che vengono smontati e ricomposti attraverso accostamenti inattesi. Le figure umane si mescolano con elementi animali, i corpi assumono proporzioni impossibili, le immagini sembrano appartenere contemporaneamente al passato e al futuro.
La modernità di questo artista risiede proprio nella capacità di guardare al passato non come a un repertorio fisso e immobile, ma come a una risorsa per pensare a ciò che ancora non esiste e non si può scorgere, ma si può immaginare.