Carla Cerati nasce a Bergamo nel 1926, in gioventù è destinata a una carriera nella scultura, che abbandona a ventun anni per il matrimonio. Inizia la professione di fotografa a trentaquattro anni, di fatto una pioniera del tardo Novecento, annoverata tra le fotografe italiane più significative del Novecento, unitamente a Letizia Battaglia, Lisetta Carmi e Nino Migliori. La mostra commemorativa a 100 anni dalla nascita di Carla Cerati, sarà inaugurata il 31 ottobre 2026 a Palazzo Reale a Milano, attraverso una sequenza di immagini che raccontano la sua storia e le sue storie. La sua carriera inizia nel 1960, un incontro fortuito al teatro Manzoni di Milano con il regista Franco Enriquez che le chiede di scattare alcune fotografie, utilizzando la Rollei che il padre le aveva comprato dopo averla vista scattare con la macchina fotografica di un amico. Da quel momento in poi inizia a fotografare, manicomi, la politica, la Milano borghese, il corpo femminile, la Spagna franchista, una serie di scatti che raccontano e denunciano la storia d’Italia.
Fotografare i manicomi era una sfida per i fotografi negli anni sessanta, un sistema chiuso e protetto, i manicomi erano luoghi in cui i pazienti erano trattati in modo disumano, e le fotografie di Cerati e Berengo Gardin hanno contribuito a rendere il pubblico consapevole della necessità di una riforma. Il progetto Morire di classe del 1969, realizzato in collaborazione con Gianni Berengo Gardin, e curato da Franco Basaglia e Franca Basaglia Ongaro, pubblicato da Einaudi, è divenuto una mostra itinerante nelle università, e ha documentato la realtà della salute mentale in Italia, un lavoro pioneristico per l’epoca. Carla Cerati e Gianni Berengo Gardin, superarono innumerevoli ostacoli burocratici per entrare negli ospedali psichiatrici e scattare fotografie che hanno avuto un impatto duraturo sulla società.
“Fotografare ha significato la conquista della libertà e anche la possibilità di trovare risposte a domande semplici e fondamentali: chi sono e come vivono gli altri?…Un modo di essere che magari uno maschera dietro un atteggiamento. L’angoscia, la noia, tutta una serie di collegamenti col mondo esterno che mi piace catturare. Mi diverto o soffro”.
Le immagini in bianco e nero di Cerati e Berengo Gardin, hanno contribuito al dibattito sulla riforma psichiatrica in Italia, culminato nella legge Basaglia del 1978. Come ha ricordato lo stesso Berengo Gardin, lo scrittore Primo Levi, ha detto che la pubblicazione di Morire di classe, era necessaria perché quelle foto documentavano qualcosa che le parole potevano smentire, ma non le immagini.