Il momento più atteso dell’annata è arrivato. Il 29 ottobre 2026 apre la Torino Art Week, con la sua costellazione di fiere e eventi collaterali, presentazioni, serate, inaugurazioni e progetti speciali. Un mondo di cose che si allineano per un istante e poi sfuggono di nuovo l’una dall’altra. Ma quest’anno c’è qualcosa in più, che non si consuma in tre giorni e non si dimentica in una settimana. Per celebrare il centenario della nascita di Marisa Merz (Torino, 1926 – 2019), la Fondazione Merz, la GAM e il Castello di Rivoli organizzano tre grandi mostre dedicate all’artista. E sono, semplicemente, una più bella dell’altra.

Tre mostre che non si limitano a mettere insieme opere sparse, ma ognuna costruita come una prospettiva diversa su un problema, su una questione, su un mondo. Tre punti di vista che non si sommano, ma si sovrappongono, si intrecciano, si contraddicono, creando un ritratto complesso, stratificato e, soprattutto, vivo di un’artista che Torino può giustamente chiamare sua. La città che ha visto nascere l’arte povera non si è mai dimenticata dei suoi protagonisti e quest’anno lo dimostra con una forza che lascia senza parole. Le istituzioni torinesi hanno fatto qualcosa che, in Italia, riesce sempre più di rado: costruire un progetto grande, ambizioso e perfettamente riuscito.

Dal 29 ottobre al 4 aprile, tra la Fondazione Merz, la GAM e il Castello di Rivoli, c’è qualcosa da vedere che va ben oltre la solita Art Week. C’è un pezzo di storia dell’arte italiana che torna a casa e che, per una volta, viene celebrato con tutta la serietà che merita. E se il resto della settimana d’arte torinese sarà, come sempre, un caos meraviglioso di fiere, eventi e mondanità, poco importa. Quest’anno, chiunque passi da Torino sa già dove deve andare.

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